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critica

Testo critico estratto da alcuni cataloghi o recensioni.

 

Nel mio lavoro la concretizzazione plastica della forma nasce sempre dopo una serie di esperienze grafiche. Sul foglio bianco, la velocità del segno nero che taglia e scandisce ritmi e spazi, libera e al contempo imprigiona I'idea plastica. Il segno è volutamente secco, come dicevo è un taglio, un nucleo espressivo. Ma la forma sul foglio e ancora piatta, deve esplodere, rivelarsi sensualmente nelle dimensioni dello spazio. Isolate un pezzo meccanico, esso può essere caricato di forza espressiva e simbolica, ma è contemporaneamente una parte del tutto quando assolve alla funzionalità del meccanismo. Cosi anche la forma, coscientemente isolata nella sua muta perfezione,diventa linguaggio espressivo. Ma i veri "materiali" sono profondamente radicati nel reale, sono le tensioni dei muscoli sotto la pelle, la rotondità di un frutto, ma anche la lucida funzionalità di un utensile, che da sempre nasconde metamorficamente l'uomo, non nelle sembianze ma nella sua creatività, nell'essenza poetica.lo, in questa fase della ricerca non tolgo materia dal blocco, faccio l'opposto, costruisco dal vuoto le mie forme che sono tensioni e contrazioni, brani di forma, suggestioni,liberamente ma rigorosamente guidate nel loro divenire scultura.

Antonino Cerda (Tratto dal catalogo della mostra "Il Barabino dal 1960 ad oggi,Docenti e Allievi" anno 1983)

 

... Questo filone della produzione di Barbieri ha esercitato un notevole influsso sull'opera di alcuni allievi dell'artista, che proseguono in chiave personale la sua ricerca in direzione "minimal". Antonino Cerda evidenzia questo tipo di interessi in un lavoro su volumi racchiusi entro superfici nette ed elementari, realizzate in materiali lapidei ma anche in cemento,in un'ansia di riqualificazione estetica di un materiale "vile" già avvertita da Barbieri, o in ceramica, vista anche nel suo valore simbolicamente primordiale. Non di rado le forme di Cerda tendono poi ad antropomorfizzarsi assumendo l'aspetto di busti umani estremamente stilizzati, in cui le rotondità, benché sempre spezzate da violenti tagli che ne elidono nettamente intere porzioni, suggeriscono braccia, teste e torsi e alludono atensioni muscolari o epidermiche.

Roberto Massetti (Tratto dal i volume: La scultura a Genova e in Liguria vol. 2°a cura del prof. Franco Sborgi edito dalla Cassa di Risparmio di Genova e Imperia)

 

La rigorosa ricerca formale del genovese Antonino Cerda trasferisce alla sua opera, "Kouros", una tensione che preme dall'interno della figura, imprigionata da volumi e da profili duri e taglienti e da piani che bloccano le possibili espansioni nello spazio. La sua cava forma triangolare risucchia lo sguardo dello spettatore come una calamita, ma al tempo stesso oppone ad esso le piatte sezioni geometriche dei suoi lavori, respingendolo. Mediante il puro linguaggio delle forme l'artista e riuscito ad oggettivare la fissità e la magica alterità di questa figura e ciò che in essa sussiste di enigmatico, di inafferrabile e di ambiguo

Franco Dante Tiglio Tratto dal Secolo XIX del 29/9/90

 

... Nel "Torso" di Antonino Cerda il gioco di equilibri fra contrapposte spinte centrifughe e centripete conferisce all'opera una sorprendente tensione emotiva. Ma l'artista genovese riesce anche ad unire insieme interno ed esterno, stasi e movimento, profondità e superficie: questo equilibrio di contrari produce una sensazione di compattezza e di solidità fisica e morale.

Franco Dante Tiglio Tratto dal catalogo della mostra "Ceramica Giovane" Museo Manlio Trucco Albisola

 

… Eguale è il rigore lucido e paziente di Antonino Cerda, cha proprio da Barbieri Viale ha ereditato le fondamentali propensioni, quando ricava personali profili,emergenze e perimetri “primari” da materiali di consistenza estremamente semplici e di modellazione complessa, come i cementi che elabora con dimestichezza.

Germano Beringheli Tratto dal catalogo della mostra “Continuità di una scuola: Lorenzo Garaventa e i suoi allievi

 

…Nella stessa Galleria espone opere plastiche, bozzetti e carte lo scultore Antonino Cerda (1955) che, formatosi al Barabino con Barbieri Viale, Prampolini, Sirotti e Zanoletti, ha proseguito in una carriera artistica contrappuntata da numerose partecipazioni a collettive e personali.Due sculture in particolare, fra le tante presentate con i risultati ottenuti e con i progetti di qualificazione degli spazi urbani, Contrappunto e Bozzetto AA2, informano della sua preparazione e dei suoi interessi ascrivibili ai momenti della ricerca classica laddove essa sbocca nella progettualità costruttiva, integrale, della forma. Sono perciò quanto mai evidenti nel suo lavoro le dinamiche di fondo maturate sul filone europeo dell’astrattismo geometrico (da De Stijl al Bauhaus) e basate sulla progettazione della forma attraverso materiali tecnologici,dal cemento al ferro.

Germano Beringheli “L’Occhio Sensibile” IL SECOLO XIX del 10/10/2004

 

 

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